Ales

Cappella della Madonna del Rosario

Cardine della vita devozionale di Ales, “sa cappelledda” è teatro delle principali ricorrenze religiose: la settimana santa, il Corpus Domini, san Francesco, santi Cosma e Damiano.

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L’architrave d’ingresso reca l’anno di ricostruzione: il 1721. Le arciconfraternite del Rosario, fondata nel 1624, e della Vergine addolorata amministrarono e restaurarono l’edificio.
Rivolto alla piazza della cattedrale, il prospetto ha il terminale superiore piatto, motivo diffuso nella tradizione tardo-gotica della Sardegna. 

L’ampio fronte ospita due porte: l’accesso alla chiesa e una seconda apertura, cui corrisponde, in sommità, un campanile a vela. La navata conduce all’abside ove sono adagiati un retablo e una statua della Vergine con bambino.

Cattedrale di San Pietro

Donna Violante Carroz, marchesa di Quirra, patrocinò la ricostruzione dell’antica parrocchiale romanica di Ales quando, nel 1503, essa divenne sede vescovile abbandonando la precedente cattedra di Usellus.

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Nella prima metà del ‘600, si assisté all’ampliamento progressivo della chiesa e della sacrestia: alle originali tre cappelle, furono aggiunte altre quattro, coperte con volte a botte.
Il crollo del campanile e di parte della chiesa, nel 1683, determinò la ricostruzione del monumento, secondo il modello della rinnovata cattedrale di Cagliari. Fu prescelto il costruttore impegnato nel capoluogo, il savonese Domenico Spotorno, il quale trasferì, ad Ales, parte delle maestranze impegnate nella primaziale. Tuttavia, la sopraggiunta morte dell’artigiano costrinse la curia a reclutare nuovi responsabili per ultimare la fabbrica. I lavori furono conclusi sotto la direzione di Ignazio Merigano, Antonio Cucuru e Lucifero Marceddu; il 9 maggio 1688, monsignor Didaco Cugia consacrò la nuova cattedrale.

L’architettura

L’architettura della chiesa richiama i modelli tardo-rinascimentali liguri, derivati da schemi planimetrici gesuitici, caratterizzati da navata, transetto e abside, ampi e profondi, coperti con volte a botte. Su ciascun lato della navata, giacciono tre cappelle, una delle quali coincidente con il transetto. Un padiglione ottagono, su tamburo, domina l’incrocio tra la navata e il transetto: la sagoma svettante è uno degli elementi distintivi nel paesaggio circostante. Il prospetto su piazza è connotato dal fronte turrito, dovuto all’inedita coppia di campanili; un nartece con singolo fornice introduce il visitatore all’interno dell’aula. Il coronamento superiore ha il caratteristico terminale a doppia inflessione, derivato dall’architettura tardo-secentesca cagliaritana, riproposto in altre parrocchiali del Parte Montis.

Decorazioni e arredi

Il cantiere della primaziale cagliaritana non si limitò a fungere da modello per la nuova cattedrale di Ales: esso fornì manodopera e idee per la decorazione interna. Il genovese Pietro Pozzo concepì la veste rococò degli arredi marmorei: allo scultore e al suo maestro Giuseppe Massetti si deve l’allestimento dell’area presbiteriale, nella quale campeggiano l’altare, la balaustra, il rivestimento pavimentale e la scala con quattro leoni stilofori. Allo stesso linguaggio, sono ispirati gli arredi delle cappelle laterali, il pulpito e il fonte battesimale, opere dello stesso Pozzo. Lo scultore cagliaritano Efisio Mura scolpì l’acquasantiera raffigurante san Pietro nell’atto di infilzare alcuni pesci contenuti nel bacile; la statua è mutila, mancando il braccio proteso con la fiocina. Nel 1780, Domenico e Santino Franco realizzarono il grande altare alloggiato nel braccio sinistro del transetto. L’unica variante al complesso corredo rococò è l’altare della prima cappella sinistra, opera ottocentesca degli scultori Fiaschi, Cucchiari e Ugolini.
Nel 1907, il pittore bergamasco Giovanni da Ferraboschi affrescò la volta con scene raffiguranti l’iconografia dei santi Pietro e Paolo, motivi vegetali, grottesche, incastonandovi le insegne vescovili.

Urbanistica

Tra il 1580 e la fine del Seicento, con la ricostruzione del complesso della Cattedrale e del seminario tridentino, forse in più fasi, sul centro si concretizzano programmi e importanti investimenti; oltre alla ricostruzione di edifici e chiese si provvede al tracciamento di una “strada con fondale”, ispirato alle grandi azioni urbanistiche romane farnesiane sperimentate tra gli anni ‘30 e ‘70 del XVI secolo e dai successivi sviluppi. Viene introdotto il concetto spaziale di piazza in coordinamento con la nuova via e, con la formazione del nuovo complesso monumentale episcopale, si procede alla completa riformulazione del precedente abitato. Il notevole complesso architettonico della cattedrale di San Pietro viene collocato in posizione esterna rispetto al nucleo dell’originario villaggio, al quale viene connesso attraverso il disegno di un’ampia strada (Sa Mesu Idda), realizzata con particolari accorgimenti prospettici: il palazzo vescovile, collocato in posizione elevata, assume il ruolo di fondale monumentale a quinta divergente della strada. La costruzione della strada è funzionale alla riqualificazione urbanistica dell’abitato e al disegno di nuovi lotti privati dove si allineano edifici di tenore borghese sulla spinta di una crescita dell’insediamento sostenuta dai tanti che in quel periodo si trasferiscono verso Ales. L’Angius ricorda l’incremento della popolazione e della consistenza urbana favorita  da “… canonici e beneficiati…” e “… la gente di servizio che coi medesimi andò crescendo sino a quel numero, cui oggi è giunta la popolazione.”

Chiesa di Nostra Signora di Monserrato

L’intitolazione suggerisce lo stretto legame con la tradizione catalana. Tuttavia, non vi sono elementi per interpretarne l’esatta cronologia. Un lascito testamentario del 1535, con il quale la chiesa fu nominata beneficiaria, è il primo…

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…riferimento documentario alla sua esistenza. Il piccolo monumento sorse in cima ad un colle boscoso, ricco di corsi d’acqua; intorno ad esso, fu ricavata un’area cimiteriale utilizzata per diversi secoli. 
Secondo tradizione, la piccola chiesa sarebbe la prima parrocchiale di Ales, provvisoriamente utilizzata come cattedrale, in seguito al trasferimento del capitolo da Usellus. Un antico pancale, demolito dopo la seconda guerra mondiale, era il residuo degli scranni destinati alle riunioni dei canonici. Nel 1792, il piccolo monumento fu elevato al rango di santuario. 
La chiesa ha un’unica navata, affiancata da una piccola sacrestia. I muri esterni sono rinforzati da una serie di contrafforti. Il fronte principale, piatto e sormontato da merletti a punta di lancia, allude alla fase tardo-gotica della chiesa. Ad esso, verso nord, è adagiato un campanile a vela.

Chiesa di San Sebastiano

Sede di alcune corporazioni artigiane, di un’antica scuola diocesana e, in tempi più recenti, della Società del Mutuo Soccorso, la chiesa risale al 1663. Tra il ‘700 e il primo ‘800, una serie di restauri trasformò…

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…l’immagine del piccolo monumento.
Alla navata, coperta con volta a botte, è affiancata una singola cappella ricavata tra contrafforti murari, sporgenti dalle pareti laterali. Il profilo superiore, a doppia inflessione, è ripreso dalla vicina cattedrale, alla quale è collegata dal principale asse viario dell’abitato. In corrispondenza del fronte principale, ma ortogonale ad esso, è montato il campaniletto a vela: attraverso codici sonori prestabiliti, esso richiamava l’attenzione degli affiliati alle corporazioni ospitate nella chiesa.

POLO MUSEALE MASULLAS

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...allodiale, con la prerogativa di successione anche per linea femminile e l’esercizio in sede giurisdizionale del mero et mixto imperio, che concede il potere di amministrare la giustizia sia nel civile che nel criminale.In ogni curatoria o baronia appartenente al Marchesato vengono istituite le curie baronali e sono nominati i diversi giudici. Le cause sono spesso di natura fiscale, altre riguardano fatti criminali. L’amministrazione della giustizia feudale risulta però confusa e arbitraria: curie senza archivi ordinati, personale dotato di scarsa preparazione, corruzione e connivenza con i bandos organizzati, carceri ridotte al solo ceppo e in locali molto ristretti. 
Masullas, oltre alle milizie, ospita in questi locali la curia baronale con le relative carceri.
Nel 1564, per fermare lo strapotere dei baroni nell’amministrazione della giustizia, il sovrano spagnolo Filippo II istituisce il tribunale della Reale Udienza, che giudica in appello sulle cause tra vassalli, villaggi e feudatari.
A farne parte sono letrados esperti in materie giuridiche. L’incarico più importante all’interno della magistratura è il Reggente della Reale Cancelleria, coadiuvato da altri giudici, come l’Avvocato Fiscale.
In seguito alla richiesta degli Stamenti nel Parlamento, nel 1651 viene istituita la Sala Criminale della Reale Udienza, con competenza sulle cause di natura penale.
Il ruolo che la Reale Udienza assume nel corso del periodo spagnolo non è meramente giuridico, poiché essa col tempo diventa un organo consiliare che supporta i viceré nel governo del Regno.

Info

Ex Convento dei Cappuccini
Via Cappuccini, 57
09090 MASULLAS (OR) 
Sardegna 
Italia

info@polomusealemasullas.it

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