La storia

il periodo giudicale

L’origine dei Giudicati resta ancora avvolta nel mistero. Tutte le ricerche portano a pensare che la loro istituzione risalga al periodo bizantino. Successivamente i quattro giudicati si sarebbero resi indipendenti.

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Società, politica e donnos nella Sardegna giudicale (X-XIII secolo)

Nel basso Medioevo i Giudicati di Cagliari, Arborea, Torres e Gallura entrano in rapporti di amicizia e di alleanza con i potenti e invadenti comuni di Pisa e Genova, per esserne progressivamente espropriati del potere territoriale, con l’eccezione del Giudicato d’Arborea.
Il giudice detiene il controllo delle terre demaniali (rennu), che sono concesse spesso a parenti o sodali con la formula della secatura de rennu («stralcio» dal demanio). Il giudice è assistito nel suo governo, e specialmente nell’esercizio della giurisdizione, dalla Corona de Logu, composta dai maiorales.
Per il governo del territorio si avvale dei curatores, ufficiali che presiedono alle curatorias, le suddivisioni amministrative del giudicato, e dei maiores de scolca, che presiedono ad ambiti territoriali meno vasti, le scolcas, costituite talora da tre-quattro piccoli villaggi. Successivamente questo secondo funzionario è sostituito dal maiore de villa.
La struttura politico-amministrativa dei giudicati è il riflesso di una società fortemente improntata ai poteri fondiari dei donnos, una élite signorile che trae la sua ricchezza dalla proprietà e gestione di grandi aziende agricole, avvalendosi del lavoro di servi. Questa aristocrazia dei donnos, parte laica, parte ecclesiastica, ha origini oscure almeno quanto quella dei giudici, ma è verosimile pensare che la sua formazione ascenda al periodo bizantino, quando deteneva  uffici militari e civili, che si sono trasmessi all’età giudicale. Alcune di queste famiglie, come i de Athen, i de Serra, i de Thori, possiedono talora migliaia di ettari di terra e sono quasi sempre imparentate con le dinastie dei giudici, il cui ceppo originario sembra essere quello dei Lacon-Gunale.
Anche la Chiesa possiede grandi estensioni fondiarie, in particolare con le aziende agricole legate ai conventi e alle abazie. Sul territorio, tra Uras e Masullas, troviamo ancora i resti dell’importane abbazia vallombrosiana di San Michele di Thamis. 

il periodo aragonese

Con l’eclissi dei Giudicati e l’arrivo dei Catalano-Aragonesi, la mappa dei poteri giurisdizionali e fondiari subisce uno stravolgimento a causa delle infeudazioni.
La nobiltà sarda nel periodo aragonese (XIV-XV secolo)…

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Nel tentativo di presa di possesso del Regno di Sardegna, i sovrani aragonesi concedono decine di feudi a coloro che partecipano e finanziano le spedizioni militari.

Queste concessioni sono fatte secundum mos Italiae, condizione che, alla morte del concessionario, riporta il feudo nelle mani del sovrano. Le famiglie feudali più importanti in questa fase sono prevalentemente militari: Boixadors, Oulemar, De Llors, Ballester, Carroç. Troviamo anche alcune famiglie sarde, come gli Atzeni, i Gambella, i Marongiu, e italiche come i Doria, i Malaspina e i Donoratico. Nel 1355 con la convocazione del Parlamento, da parte di Pietro il Cerimonioso, la nuova nobiltà sardo-catalana ha la sua piena legittimazione. La transizione tra la vecchia élite sarda, pisana e genovese, con quella di origine catalana, aragonese e valenzana è forte ma non radicale.
Dopo le vittorie del 1409 nella battaglia di Sanluri, contro il visconte di Narbona, ultimo giudice d’Arborea, e del 1478 nella battaglia di Macomer, contro l’ultimo ribelle Leonardo Alagon, marchese di Oristano, il Regno di Sardegna passa definitivamente sotto il controllo dei sovrani iberici, e dal 1479 fa parte della confederazione dei regni spagnoli.
Dalla fine del XV secolo emergono due tendenze: da una parte la pressione da parte della feudalità isolana al consolidamento dell’istituto parlamentare per ottenere maggiori privilegi e titolature nobiliari; dall’altra un processo di concentrazione che porta, ad esempio, al controllo da parte di tre grandi feudatari (duca di Mandas, conte di Quirra e Conte di Oliva) di quasi la metà del territorio sardo. Tuttavia questi grandi feudatari preferiscono stare in territorio iberico, vicino alla corte reale, e far amministrare i propri feudi ai podatari, con funzioni ampiamente delegate.

IL PERIODO SPAGNOLO

Durante il periodo di dominazione spagnola i grandi feudi sono elevati da semplici baronie o signorie a contee e marchesati. Tra il XVI e il XVII secolo, i sovrani spagnoli concedono numerosi titoli nobiliari, non sempre collegati a un feudo.

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La nobiltà sarda nel periodo spagnolo (XVI-XVII secolo)

La concessione dei titoli di cavalierato e nobiltà, spesso uniti ma con alcune eccezioni, hanno motivazioni varie e son principalmente concessi per motivazioni di carattere politico e amministrativo, o per particolari meriti o servizi prestati alla Corona.
Prima della concessione del titolo si procede a un’istruttoria per verificare se esistono tutte le condizioni di merito necessarie, specialmente quelle di sangue e di fede. In seguito all’esito positivo si concede l’atto d’investitura, con il quale il viceré crea il nuovo cavaliere e gli concede i privilegi e, salvo rare eccezioni, lo stemma.
I cavalieri e i nobili hanno particolari privilegi fiscali e giuridici: possono essere giudicati solo dal loro ceto e sono soggetti alla giurisdizione dei Luogotenenti Generali e dei Governatori.
Partecipano ai parlamenti nello Stamento Militare e hanno la facoltà di girare armati.
Nel periodo di dominazione spagnola si stabilizzano tre categorie di nobili: i feudatari discendenti dai primi conquistatori oppure di nuova concessione, la nobiltà non feudale legata alle funzioni pubbliche, amministrative o militari, e i cavalieri ereditari, pur sempre dei nobili, che rappresentano la categoria più modesta in quanto privilegiati di un unico titolo, anche se spesso di origine antica.

IL PERIODO SABAUDO

Nel 1720 in seguito ai trattati internazionali, che ridefiniscono i confini europei dopo la guerra di successione spagnola, il Regno di Sardegna passa dalla corona spagnola a quella dei Savoia.

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Nobiltà nel periodo sabaudo (XVIII-XIX secolo)

Il sistema feudale, insieme alle concessioni ecclesiastiche, occupa i nove decimi del territorio isolano. I grandi feudatari come il Marchese di Quirra, il Marchese di Villasor e Orani, il Duca di Mandas e il Conte di Oliva risiedono fuori dalla Sardegna, in Spagna o in Austria.
Sul finire del periodo spagnolo, la corte iberica concede diversi titoli nobiliari, con una proliferazione abnorme. Gli stessi Savoia tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento ricorrono alla concessione di titoli e alla creazione di cavalieri, sia per limitare i poteri dei feudatari sul territorio, sia per accontentare le ambizioni delle élite isolane che richiedono spazi maggiori negli impieghi pubblici.
Si crea così una «nobiltà di toga», composta da funzionari e giuristi che partecipano alle scelte politiche e amministrative del Regno.
Nel territorio sardo vengono concessi diversi diplomi di cavalierato e nobiltà anche per meriti economici: è il caso dei nobili creati dopo il cosiddetto Editto degli Ulivi del 1806, o quelli nobilitati per aver sostenuto economicamente la costruzione della strada di collegamento tra Cagliari e Oristano.
Con l’abolizione dei feudi (1835-1838) la vecchia nobiltà mantiene la stessa posizione sociale, svolgendo ancora azioni di rilevante incidenza nella storia politica sarda.
Dopo la fusione perfetta, del 1847, il doppio diploma di Cavalierato e Nobiltà, di sapore prettamente spagnolo, non viene più concesso (vengono confermati i diplomi già posseduti dalle famiglie). Si concede, invece, il diploma di Nobiltà generica, senza Cavalierato e senza la qualifica di Don, e talvolta il titolo di Conte o Barone, senza appoggio su un feudo, ma con il collegamento a territori demaniali o a  territori privati.

POLO MUSEALE MASULLAS

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...allodiale, con la prerogativa di successione anche per linea femminile e l’esercizio in sede giurisdizionale del mero et mixto imperio, che concede il potere di amministrare la giustizia sia nel civile che nel criminale.In ogni curatoria o baronia appartenente al Marchesato vengono istituite le curie baronali e sono nominati i diversi giudici. Le cause sono spesso di natura fiscale, altre riguardano fatti criminali. L’amministrazione della giustizia feudale risulta però confusa e arbitraria: curie senza archivi ordinati, personale dotato di scarsa preparazione, corruzione e connivenza con i bandos organizzati, carceri ridotte al solo ceppo e in locali molto ristretti. 
Masullas, oltre alle milizie, ospita in questi locali la curia baronale con le relative carceri.
Nel 1564, per fermare lo strapotere dei baroni nell’amministrazione della giustizia, il sovrano spagnolo Filippo II istituisce il tribunale della Reale Udienza, che giudica in appello sulle cause tra vassalli, villaggi e feudatari.
A farne parte sono letrados esperti in materie giuridiche. L’incarico più importante all’interno della magistratura è il Reggente della Reale Cancelleria, coadiuvato da altri giudici, come l’Avvocato Fiscale.
In seguito alla richiesta degli Stamenti nel Parlamento, nel 1651 viene istituita la Sala Criminale della Reale Udienza, con competenza sulle cause di natura penale.
Il ruolo che la Reale Udienza assume nel corso del periodo spagnolo non è meramente giuridico, poiché essa col tempo diventa un organo consiliare che supporta i viceré nel governo del Regno.

Info

Ex Convento dei Cappuccini
Via Cappuccini, 57
09090 MASULLAS (OR) 
Sardegna 
Italia

info@polomusealemasullas.it

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